La tecnologia, un bene comune per passare da “labor” a “opus”

La tecnologia deve essere considerata un bene pubblico. E’ inaccettabile che la tecnologia sia diventata un fattore di riduzione del benessere e impedimento alla vita degli esseri umani, i quali, sostituiti dalle macchine, restano senza stipendio, quindi senza sussistenza. La tecnologia deve servire per portare benessere e liberare gli esseri umani dalla schiavitù del lavoro.

tecnologiaQuesto può avvenire solo considerando la tecnologia un bene comune, e in effetti lo è, poiché è il risultato di una catena, lunga secoli e secoli, di idee, di invenzioni, di scoperte di individui indipendenti e anche di ricerca pubblica.

Il beneficio ottenuto con la tecnologia, che consiste anche nell’aumento della produttività, che rende sempre meno necessario il lavoro, con molta felicità, anche usurante degli esseri umani, deve essere distribuito agli stessi.


INSERTO PROMOZIONALE


Solo così gli esseri umani potranno evolvere, evitare l’estinzione e per giunta avere più tempo libero da dedicare alle relazioni, alla famiglia, allo studio, alla cultura, l’arte; e il lavoro sarà “opus”, non più “labor”. Si deve fare, infatti, se ipotizzassimo di ottenere una tecnologia talmente evoluta da richiedere una quantità di lavoro umano pari a zero, e non si facesse, dovremmo dedurne che tutti gli uomini dovrebbero essere senza reddito e quindi morire = estinzione del genere umano. Ciò è assurdo. Si tratterebbe di un suicidio di specie.

Scegliamo il sogno, o l’incubo?
Siamo, o potremmo essere, a un passo dall’antico sogno dell’uomo: liberarsi dalla schiavitù del lavoro; ma c’è un grande pericolo: che si trasformi in un grande incubo, ed è già cominciato, l’incubo.

Facciamo qualcosa per passare al sogno?

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