Luisa Spagnoli, l’Umbria e la filosofia d’impresa non predatoria Luisa Spagnoli, la prima a istituire asili interni alla fabbrica, una donna qualunque che riesce a emergere e non con la filosofia del predatore

Luisa Spagnoli è una donna qualunque che riesce a emergere ed eludere la sorte, diventa imprenditrice in tempi in cui le donne dovevano ancora prendere il cognome del marito e avevano ben poche libertà. Da sottolineare che non lo ha fatto con lo spirito del predatore: si interessa del benessere dei suoi collaboratori, nella sua fabbrica istituisce, per prima in Italia, un asilo interno per consentire alle operaie di stare più a contatto con i figli.

Ho visto il film della Rai su Luisa Spagnoli, trasmesso i primi giorni corrente mese di febbraio, disponibile per la visione in streaming sul sito della Rai (Luisa Spagnoli – streaming). Non so quanto il film sia fedele alla storia vera di Luisa Spagnoli, che io conoscevo solo di nome, pur essendo nata in Umbria, per il negozio di abbigliamento che è anche in Corso Vannucci a Perugia. Da alcuni raffronti veloci che ho fatto, mi pare in linea di massima corrispondente.

Visto il film e letto qualcosa sulla sua storia, mi sembra che si possa dire che Luisa Spagnoli , nata nel 1877, sia un personaggio degno di nota, un modello di riferimento significativo. Di umili origini, ma molto combattiva, ha fondato la Perugina, fabbrica dolciaria che ha reso celebre la città di Perugia in tutto il mondo per l’eccellenza di qualità e per l’originalità (ricordiamo il famoso Bacio Perugina).


INSERTO PROMOZIONALE


Qualità ormai rare ovunque, soprattutto in Umbria, regione, ricordiamolo, forse non per caso, con il tasso di natalità tra i più bassi d’Italia, che spera di trovare risorse con l’accoglienza di stranieri, mentre gli autoctoni scappano e hanno pochi figli, in tendenza coerente ma amplifica rispetto a quella dell’andamento nazionale.

Viene da domandarsi perché, a maggior ragione essendo nata in Umbria, non conoscevo la storia di Luisa Spagnoli, che ha indissolubilmente legato il marchio da lei creato alla città umbra di Perugia, denotando un forte legame affettivo, evidentemente non ricambiato. Mi chiedo: perché tenere in ombra una persona così? Quelle così, come lei, sono le persone che danno fastidio al sistema, persone che non si rassegnano, che si muovono per costruire e che si interessano anche degli altri. Perché, da quello che ho potuto capire, Luisa Spagnoli ha portato avanti il suo progetto d’indipendenza economica non con lo spirito del predatore, ma con quello del costruttore di prosperità.
Questi modelli sono importanti per i giovani, perché oscurarli?
E poi una donna, modelli di riferimento così ce ne sono pochissimi.

Una risposta interrogativa, ma non troppo, che mi sono data a questa domanda è che: forse, dipende dal fatto che l’Umbria è una regione massimamente marxiana? Così si spiegherebbe l’avversione per l’iniziativa individuale indipendente e per la prosperità, che non è un fattore interessante, sappiamo bene, nelle filosofie filocomuniste. La vicenda di questa donna, infatti, germoglia nell’anteguerra, quando ancora i comunisti non si erano impossessati della regione.

E a conferma di questa mia impressione, che avevo scritto alcuni giorni fa su Facebook, leggo ora la notizia sul sito del quotidiano di informazione “La Nazione” 1)Luisa Spagnoli”, la pronipote: «Assenti Regione, Nestlè e sindacati» – che mi spinge a scriverne anche qui – che alla presentazione del film – accusa la pronipote di Luisa, Carla Spagnoli – non erano presenti Regione, sindacati e Nestlè – passi per la multinazionale, che fa il suo interesse, ma gli altri?

«La scoperta della personalità di Luisa – continua la Spagnoli – così grande dal punto di vista imprenditoriale e umano, ha entusiasmato tutti perché poco si conosceva di lei. Tutti tranne i rappresentanti della Nestlè, della Regione e dei sindacati della Perugina, la cui assenza e il cui silenzio sono stati “assordanti”

L’Umbria è così, bella nel paesaggio e per alcune persone, ma brutta nello spirito di tante altre, con pochi “angeli” e tanti “demoni”, una regione di tradizione marxista che odia la borghesia, la classe media, che odia soprattutto l’operaio che diventa imprenditore, perché è un cliente in meno per il partito. Del resto è noto che la prosperità del popolo ai comunisti fa disgusto. Una regione che molti immaginano e credono mistica e spirituale, ma non lo è affatto.

CONCLUSIONE

Lieta di scoprire che sono esistite persone degne di stima nella mia regione di origine, per quest’anno, forse, lascerò in bolletta il canone della Rai, anche se non ho la TV da anni e non mi piacciono i sotterfugi che usano per costringere a pagarlo. L’assenza delle istituzioni di “stampo sinistro” alla presentazione mi pare la riconferma di quello strano, ma non troppo, connubio filosofico che ho definito CapitalComunista” (di cui vi ho già parlato su RV): quel legame d’amore perverso tra filocomunisti e grandi capitalisti, che esiste fin dagli albori di Karl Marx, ben rappresentati oggi dalle multinazionali piuttosto che da una donna qualunque che riesce a uscire dalla sua misera condizione di sottomissione e riesca a conservare il controllo della sua creatura, purtroppo l’ha perso e mi sa tanto che la filosofia, forse, sia anche cambiata, spero di no.

RASSEGNA STAMPA SU LUISA SPAGNOLI E L’ASSENZA DELLE FIGURE ISTITUZIONALI REGIONALI

Luisa Spagnoli - Perugina - Umbria

Bibliografia e riferimenti   [ + ]

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