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La resistenza dei berberi in Tunisia contro l’islamizzazione

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Di Sara Palazzotti / 14 Ottobre 2026 / RagionVeduta.it

La storia della Tunisia comprende numerose rivolte delle popolazioni autoctone berbere, oggi più comunemente chiamate amazigh, contro le potenze che hanno dominato il Nord Africa.

Le insurrezioni più significative per comprendere il rapporto tra popolazioni autoctone, conquista araba e islamizzazione risalgono al VII e all'VIII secolo.

Occorre distinguere tre fenomeni storici: 1) la resistenza militare alla conquista araba; 2) le rivolte contro il governo dei califfati; 3) i conflitti religiosi interni all'Islam. Questi fenomeni si sovrapposero, ma ebbero cause e protagonisti differenti.

LA RESISTENZA BERBERA ALLA CONQUISTA ARABA

Nel VII secolo, il territorio dell'attuale Tunisia apparteneva in larga parte all'Impero bizantino. Le popolazioni berbere conservavano strutture tribali e autonomie locali, con differenti tradizioni religiose, tra cui il cristianesimo.

L'espansione araba musulmana nel Nord Africa incontrò una resistenza prolungata da parte delle popolazioni autoctone.

Tra gli episodi principali figurano:

  • 647: le armate arabe penetrarono nell'Africa bizantina e sconfissero le forze del patrizio Gregorio nella regione di Sufetula, l'attuale Sbeitla.
  • 670: il comandante arabo ʿUqba ibn Nāfiʿ fondò Qayrawān (Kairouan), destinata a diventare un importante centro militare, politico e religioso.
  • 683: una coalizione berbera guidata da Kusayla (Koceïla) sconfisse e uccise ʿUqba ibn Nāfiʿ presso Tahuda, nell'attuale Algeria.
  • Fine VII secolo: la resistenza associata alla figura di Dihya, conosciuta anche come al-Kāhina, contrastò l'avanzata degli eserciti omayyadi.

Dihya (regina e condottiera berbera) occupa un posto particolare nella memoria storica dei berberi. Le fonti arabe medievali la descrivono come una guida militare capace di organizzare una forte opposizione alla conquista. La sua appartenenza religiosa, spesso identificata con l'ebraismo, rimane discussa dagli storici.

La sconfitta della regina Dihya, generalmente collocata intorno al 701-703, segnò una fase decisiva dell'affermazione del potere arabo nel Maghreb orientale.

LA GRANDE RIVOLTA BERBERA DEL 740-743

La grande rivolta berbera costituisce uno degli episodi più importanti della storia del Maghreb sotto il dominio omayyade.

La ribellione scoppiò nell'attuale Marocco e raggiunse l'Ifriqiya, provincia che comprendeva buona parte dell'attuale Tunisia.

Le cause comprendevano:

  • Discriminazione fiscale: alcune autorità arabe continuarono a imporre tributi gravosi anche ai berberi convertiti all'Islam.
  • Disuguaglianza politica: i convertiti amazigh non godevano sempre dello stesso trattamento riservato agli arabi musulmani.
  • Opposizione al governo omayyade: numerose tribù contestavano l'amministrazione del califfato.
  • Dissenso religioso: le correnti kharigite, soprattutto sufrita e ibadita, offrirono una base dottrinale alla contestazione del potere omayyade.

È un elemento storicamente significativo: molti berberi insorti erano già musulmani. Contestavano l'autorità dei governatori arabi e le discriminazioni subite.

LA RIVOLTA IN TUNISIA E L'ATTACCO A KAIROUAN

Tra il 741 e il 742 la rivolta coinvolse direttamente l'attuale territorio tunisino.

Le forze ribelli minacciarono Gabès, Gafsa e Kairouan, capitale amministrativa dell'Ifriqiya.

Nel 742 due eserciti ribelli, guidati da ʿUkkāsha ibn Ayyūb e ʿAbd al-Wāḥid ibn Yazīd, tentarono di convergere su Kairouan.

Il governatore omayyade Ḥanẓala ibn Ṣafwān riuscì a sconfiggerli separatamente, preservando il controllo della città.

Le cronache medievali riportano perdite enormi, ma le cifre sono considerate esagerate da alcuni storici moderni, tra cui Khalid Yahya Blankinship.

LE CONSEGUENZE STORICHE

La repressione della rivolta nell'Ifriqiya consentì agli Omayyadi di mantenere il controllo della regione tunisina. In altre parti del Maghreb, invece, il potere califfale subì una riduzione duratura.

Nei secoli successivi le popolazioni berbere continuarono a svolgere un ruolo determinante nella storia politica e religiosa del Nord Africa.

Il dato centrale è che l'islamizzazione e l'arabizzazione furono processi differenti, sviluppatisi nell'arco di molti secoli. L'adozione dell'Islam non comportò l'abbandono immediato delle lingue e delle identità autoctone berbere.

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